Stultifera Navis

"La Nave dei Folli". Luogo di critica apocalittica.
domenica, 17 maggio 2009

Ubi maior minor cessat

Ovvero, liberarsi della necessità dell'autorità.


Stanotte, nel riprendere, dopo un anno e mezzo, a navigare sulla nave degli stolti, fatemi parlare di utopia, ne ho bisogno e non è un caso.
Non è molto popolare di questi tempi trattare di antiautoritarismo. Non lo è per il fatto che tutto depone invece a favore di un'involuzione dei rapporti umani, a tutti i livelli, in chiave autoritaria. E' bene qui sgomberare il campo anche dal falso moralismo buonista, che vive e prolifica attraverso l'uso dissennato del mezzo televisivo, facendo propria l'estetica spettacolare dell'ipocrisia, che si veicola soprattutto all'interno e attraverso i reality show, ma non solo.
Dare l'illusione che esista una sorta di democrazia orizzontale, in quegli ambiti, dove ogni teleutente è trasformato in giudice di vita quotidiana, è una delle più geniali mosse del nuovo autoritarismo mediatico, che fa passare l'idea che tutta la materia catodica si estenda ben oltre la fiction, per invadere il mondo del reale. E questo ribadisce appunto la necessità del potere di controllare le coscienze non solo in senso autoritario, ma totalitario, facendole vivere in un'eterna illusione di partecipazione molle, addomesticata e passiva.

Detto questo, sulla nostra nave si continua a disquisire di utopia, è bene farlo proprio nonostante i tempi che viviamo. Riappropriarsi di un'etica libertaria è divenuto quantomai urgente. Uscire anche dalla rassegnazione per cui lo stato attuale delle cose è immodificabile.
Questo vuol dire soprattutto immettere nella realtà dosi di controtendenza, non solo a livello sociale e politico, ma anche a livello del proprio vissuto di singoli e di individui, pienamente consapevoli di essere isole irripetibili nel grande mare dell'esistenza.
Non è facile l'agire libertario, presume piena consapevolezza dei propri limiti e delle proprie contraddizioni. Lungi da me ovviamente la costruzione di paradigmi comportamentali, ma solo l'indicazione di quella strada che in qualche modo dovrebbe appartenermi per liberare innanzitutto me stesso.

Quello a cui penso è una libera relazione dei rapporti umani che preluda alla dissoluzione della democrazia in direzione libertaria, in controtendenza alla sua dissoluzione autoritaria e totalitaria.
Mi rendo conto che può ben sorprendere che io parli di dissoluzione della democrazia, quando la sua difesa viene di continuo richiamata come necessaria.
E' vero, certo, che la prima emergenza è quella di contrastare in tutti i modo la deriva autoritaria in tutte le sue forme. Ma è vero anche che se siamo a questo punto è proprio perché la democrazia ha raggiunto il livello massimo di astrattezza nella sua crisi attuale.

Non è un caso che talune dinamiche partecipative mostrino chiaramente tutti i limiti e tutta la loro debolezza. E' necessario cominciare a chiedersi perché.

Il sistema democratico tradizionale è arrivato al capolinea e l'unico modo per contrastare l'autoritarismo è quello di iniziare un processo (anche se lungo e difficoltoso) che ne contrasti in tutti i modi il cammino e questo può avvenire solo invertendo il buon senso democratico, in crisi profonda dal punto di vista ideale.
La rappresentanza è il punto più debole di tutto ciò, rappresentanza che è divenuto elitismo e che non riesce più a mettersi in discussione, se non in ambiti limitati. Il senso di estraniamento e di rifiuto della politica che ne deriva da parte del civis, è la conseguenza più logica.
Mettersi in cammino vuol dire sciogliere nodi grossi e pratiche consolidate, anche a livello minimo, a livello psico-socio-culturale. A livello, appunto, pure dei comportamenti e delle relazioni personali, avvelenate dalla mistica del capo e dalle dinamiche di potere verticale.

E' necessaria una nuova rivoluzione, che riporti in auge la richiesta e la necessità di comportamenti forti a livello partecipativo, sgombrando il campo dalle vecchie consolidate e dannose abitudini del privato e del politico.

Abbiamo bisogno non solo di una nuova politica, ma anche di una nuova etica, che sappia valorizzare l'esistenza di ogni singolo individuo senza nessuna esclusione.
E questo dobbiamo e possiamo cominciare a farlo anche da soli, nella consapevolezza che il reale non ci basta più e vogliamo continuare a sognare e a vivere, rifiutando nel concreto un'esistenza da automi.




















postato da cassiel58 alle ore 04:05 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 08 novembre 2007

Hostis humani generis (II)

Ospitiamo anche oggi un altro intervento sulla Romania madre di tutti i mali. Un intervento di un amico e di un grande "folle". La Nave degli Stolti è orgogliosa di segnalare l'articolo scritto da Valerio Evangelisti su Carmilla, che potete leggere qui. Se siete però amanti del politically correct e privi di apocalittica ironia, tenetevi alla larga, potreste risentirne alquanto.
postato da cassiel58 alle ore 14:15 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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lunedì, 05 novembre 2007

Hostis humani generis

La Nave dei Folli aveva in progetto un commento ad hoc a proposito della questione, ma un molto più illustre commentatore ci ha anticipato con la sua solita capacità oratoria. Un saggio "stolto" che stimiamo assai e che per questo ospitiamo con grande onore sulla nostra barca. Si tratta di Stefano Rodotà. L'articolo è dal taglio eminentemente apocalittico e lo potete leggere qui. Ci ripromettiamo comunque di tornare sull'argomento.
postato da cassiel58 alle ore 10:40 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 30 ottobre 2007

Hic sunt leones


Una delle questioni che divide da tempo gli storici è quella relativa alla collocazione della fine del Medioevo. Esiste una data canonica che è da sempre accettata come convenzione: il 1492, data corrispondente alla scoperta dell'America. Quindi, secondo la convenzione egemone, il valore simbolico dell'arrivo del Nuovo Mondo sulla scena dell'eurocentrismo, coinciderebbe con l'inizio dell'Era Moderna.

Questa convenzione viene messa di continuo in discussione, vuoi per questioni di carattere effettivamente storico, vuoi per questioni ideologiche e culturali. C'è chi, per esempio, tra le tante tesi, ritiene che la fine debba essere anticipata, ponendola all'incirca all'inizio del XIV secolo con la crisi del Feudalesimo, chi la posticipa di molto, facendola arrivare fino all'inzio dell'epoca dei Lumi oppure alla Rivoluzione Francese, e chi addirittura, con tesi fantasiosa, ma interessante, parla del 1939, all'alba della Seconda Guerra Mondiale, evento nefasto che avrebbe dato però inizio al reale concetto di modernità.

Non spetta certo a me, che storico non sono, discutere le suddette molteplici tesi o altre ancora. Ma una cosa è certa: il valore simbolio e allegorico, che contiene in sé il concetto di Medioevo, è qualcosa che sembra prescindere, sia a livello mass mediatico, che a livello di convenzione culturale più strettamente popolare, con la mera catalogazione di un'epoca storica.

Cosa c'entra tutto questo con il qui presente nuovo blog è presto detto: l'immagine della "Nave degli Stolti" è un'immagine che può benissimo adattarsi al "medioevo" presente. Un'immagine che prima Durer e poi Bosch hanno saputo rendere in tutta la sua forza evocativa, e che soprattutto vive nell'opera scritta del tedesco umanista Sebastian Brant, apparsa a Basilea appunto nel 1494. E a questo punto potremmo chiederci se a cavallo di due epoche, oppure simbolo di una sorta di "medioevo perenne".

La Stultifera Navis è il simbolo dell'esclusione e dell'emarginazione: luogo che non sta da nessuna parte, perché lo si vuole in continua navigazione e in definitivo naufragio. Quante navi dei folli fanno naufragio nella nostra epoca, sia realmente, che metaforicamente?
Questo blog è appunto un luogo dell'eterno "medioevo", in cui naufragio, follia, eresia sono di casa.
Un luogo che non esprimerà nessuna linea politica e nessuna formula per la soluzione dei problemi, ma sarà un luogo dell'osservazione apocalittica, in cui la critica radicale ad amplissimo raggio sarà l'unica possibilità di salvezza, aperto alla collaborazone di chiunque ne condividerà lo spirito e l'impostazione.

postato da cassiel58 alle ore 10:45 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
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