Parafrasando Lenin, si potrebbe oggi tranquillamente affermare: "Giovanilismo, malattia infantile del Leaderismo".
Una nuova moda, infatti, pervade blog, siti internet, sezioni di partito, giornali e perfino canali televisivi: attribuire alla presunta gerontocrazia italica una delle colpe del degrado della politica nostrana. Come se il decadimento morale fosse hic et nunc da attribuire a quello fisico.
Non è più solo colpa quindi della legge elettorale sbagliata (c'è sempre una legge elettorale sbagliata) o della demagogia della sinistra radicale o peggio ancora dei comunisti.
Pertanto, la rivoluzione giovanilista è partita, o meglio sembra esserlo. Ma è l'ennesimo fumoso espediente attorno al quale aggregare trasversalmente tutti, senza distinzione di ceto, di sesso e di ideologia. Avevamo a portata di mano la panacea dei mali relativi all'insensibilità e alla superficialità giovanile, allo stesso modo enfatizzata dai media (per non parlare del "bamboccionismo"), e non ce ne eravamo accorti, avendo contemporaneamente anche la chiave per la rinascita della partecipazione attiva alla rex publica.
D'altronde, era abbastanza ovvio attendersi un simile sviluppo. Una cultura "democratica" che fonda le sue basi sul carisma del leader, in alcuni casi addirittura divinizzato, e che conta molto sull'apparire, non poteva fare a meno di certi attributi e di quella cosa che li possiede naturalmente: la giovinezza.
Ed ecco allora moltitudini di "ggiovani", con la loro brava laurea, magari presa al CEPU, oppure reduci da corsi di formazione e stages, fare la fila per la loro personale scalata al paradiso delle opportunità della politica. Schiere di nerd, "bamboccioni" o meno, che a pranzo si nutrono solo di risottino in bianco, parlare di trend o di strategie di marketing applicati all'arte di Aristotele, di Machiavelli, di Croce e di Marx, e che nel frattempo immaginano ben altre strategie: come fare le scarpe al loro stesso compagno di risottino.
Estreme e fantasiose generalizzazioni? Ma no! I primi a generalizzare e ad avere a cuore l'applicazione del fantastico nella vita politica sono proprio i giovanilisti, ed è quindi giusto che le argomentazioni siano queste.
E intanto, i vecchiacci fuori, brutti e rugosi con la bavetta agli angoli della bocca, che solo a guardarli pensi di ammalarti anche tu. Senza fare distinzione alcuna tre le vere cariatidi e chi con dignità, esperienza e cultura potrebbe ancora, a prescindere dall'età, portare il suo modesto contributo. Tutto questo, quando invece in campo lavorativo, per le plebi, si decide l'aumento della soglia dell'età pensionabile.
Sezioni di partito, circoli e liste dei salvatori della Patria, si stanno attrezzando: sbandierano già i loro "Supergiovani". E i leaders (tutt'altro che giovani e che non pensano neanche per un nanosecondo a farsi da parte) si vantano del loro potenziale "delfino", perché fa tendenza e può sempre servire.
Avanti tutta, in questo carosello farsesco che non sfiora neanche minimamente la reale malattia della politica e della democrazia, che è in crisi strutturale, essendo oramai non più adeguato il livello di rappresentanza e moralmente carente il livello etico. Una crisi che coinvolge allo stesso modo giovani, vecchi, donne e uomini, ma si preferisce, invece, spostare l'attenzione su un livello di pura prostituzione della carne, cosa che fa molto più spettacolo e audience.