Stultifera Navis

"La Nave dei Folli". Luogo di critica apocalittica.
venerdì, 02 novembre 2007

Aut Caesar, aut nihil

Si fa presto a dire trasformismo. Assistiamo sovente e da molti anni a questa parte, all'intensificarsi in maniera pressoché indisturbata di quello che molto semplicisticamente viene definito trasformismo, tutto ciò nonostante i formali e ipocriti richiami all'etica dei comportamenti che piovono da più parti.
Fenomeno che in politica spesso, ma non sempre, è attribuito a chi, soprattutto al centro dei due schieramenti politici, si sposta disinvoltamente da una parte all'altra.

Il trasformismo è anche sinonimo di tradimento. Traditori in politica, nel comun sentire, sono tutti quelli che tradiscono un'ideale o presunto tale e cambiano squadra. Non è un caso se proprio di squadra si tratta: una delle similitudini più amate nel nostro belpaese è appunto quella di riferire alle cose della politica le equivalenti immagini calcistiche. Ciò accade sia per suscitare passionalità ed entusiasmo nei confronti di un gioco, quello politico, che di passioni ed entusiasmo è assolutamente privo, sia perché, in effetti, il livello di effimero è pressoché lo stesso.

Ma di vero tradimento non si può trattare, né tanto più di vero trasformismo. Non si possono certo accusare di trasformismo soggetti che in definitiva continuano a pensare le stesse cose e a praticare gli stessi comportamenti, anche se apprentemente li applicano in circostanze esteriori differenti.
Il nostro è un sistema politico bloccato, dove i concetti di sinistra e destra, non a caso edulcorati ancor più (semmai ce ne fosse bisogno) in quelli di centro-destra e centro-sinistra, perdono sempre più di senso, sciogliendosi in un eterno centro indistinto, dove i confini non esistono e quindi neanche i presupposti tradimenti. Tutto ciò per buona pace delle ali estreme o delle componenti più sane e oneste, che nulla riescono a spostare se non in termini di potere spicciolo o di mera testimonianza.

Ed è appunto questo il nodo della questione: il potere assunto nel suo significato più chiaro e inconfondibile diventa l'unico ideale su cui puntare. Ma non è più il potere del partito o del gruppo politico di appartenenza ad essere egemone in questa logica (queste, oh mio Dio, son cose residuali!), ma il potere personale, che trae linfa vitale dall'imperante ideologia elitaria che ha pervaso sempre più la "polis".
L'identificazione del gruppo con il capo, con la personalità unica e forte, va di pari passo con lo svuotamento di ogni ideale e stimola gli attori anche più piccoli a pensare alla propria "domus". Chi lavora in controtendenza rischia l'emarginazione, perchè di grandi e piccoli poteri personali, economici e politici, è fatto il dominio nella terra di Cesare, ma anche nella terra del niente.

postato da cassiel58 alle ore 10:55 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: cicero pro domo sua


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